La valigia piena di sogni

scritto da Francesco Giardina
Scritto 19 ore fa • Pubblicato 8 ore fa • Revisionato 3 ore fa
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Autore del testo Francesco Giardina

Testo: La valigia piena di sogni
di Francesco Giardina

Ma quanti sacrifici costa l'università? E quanti soldi se ne vanno! Oggi per un esame sono capaci di chiederti anche ventimila euro. Per fortuna i primi tre li ho superati brillantemente senza alcun bisogno di tracce, fotocopie, libri o cose del genere, ma soprattutto senza lasciare ombre di bonifici. I soldi, in contanti, li ha messi il mio papino nella carpetta dei miei non-appunti la sera prima. Spero di laurearmi presto, sento tutto il peso sulle mie spalle. Infatti, ad ogni esame la carpetta diventa sempre più grande; e meno male che di mio non ci metto nulla, manco un segno: non ci scrivo e non ci lascio niente, neanche un euro.

Ma dico, non gliela potrebbe portare lui? Magari quando è libero, con calma, qualche giorno prima; senza fretta. Non avete idea di quanto mi pesi: ogni volta una faticaccia e una figuraccia. Sì, perché in fondo io sono un gran bonaccione, che lo so che non c’è niente di male, ma che ci posso fare? Sono fatto così, mi salgono le paranoie... Non ce la faccio proprio, con quella valigia in mano mi viene l’ansia da prestazione e, assieme a quella, mille paure di tutte le taglie: piccole medie e grandi. E dopo comincio a farmi centomila stupide domande, tipo: e se manca un euro? E se mio padre non aveva pezzi da 100 ma solo da 20? Oddio, e se non aveva neanche quelli e ha dovuto chiuderla con pezzi da 5? o addirittura con monete, tipo anche da 1 euro? Oppure: E se questa volta tutto questo non bastasse? Se adesso, anziché una barca di soldi, volessero uno yacht in petrodollari? Che l’euro è svalutato e non se lo caga più nessuno.

E ancora:
E se pensassero che sono solo uno sfigato? Se gli viene il sospetto che lo faccio solo per corromperli e comprarli, affittarli, sfruttarli, sfrattarli?  E se mi fanno una domanda difficile o, ancora peggio, a trabocchetto? Tipo: ‘Dov'è l'aula?”  o "Tipo: “Come si chiama la materia?’ . ‘Chi è Renato Pizzetto?”  Oppure: "Che mi dice di Francesco Giardina? Mi parli un poco di lui e del suo giardinesimo?’. No, io lì mi ammazzo, di quel pazzo non ci ho mai capito una sera. A malapena so che fa il giardiniere e si fuma l’erba.

Non c’è niente da fare, quella valigia è più forte di me. Ogni volta per me è un vero dramma consegnarla e un po’ mi vergogno di questa mia debolezza, perché lo so che dimostro di averci poco carattere, di essere un fragile! Ma che volete, sono fatto così, non accampo scuse e non ho alibi. Voglio però spezzare una lancia a mio favore, non per giustificarmi, che lo sapete che io già mi spacco la schiena con quella maledetta valigia. Il fatto è che io sono un tipo all’antica, un ragazzo di vecchio stampo, uno di quelli che non se ne vedono più. Che non è per tirarmela, ma se non lo fossi stato – intendo onesto, leale, di buoni e sani principi –  avrei chiesto a papà di comprarmi la laurea in una di quelle tante università online a pagamento, dove regalano i titoli pure ai deficienti. Quelle là.. ce le avete presente? Pegasus, Icarus e compagnia bella…  Quelle mica sono università, sono scuderie per cavalli mosci. Sono universiadi finte dove ci corrono solo i figli di papà con la Ferrari. Altro che cavalli di razza! Sono piene di gentaglia che raglia e che non ha voglia di fare un cazzo: gliele regalano le materie a quei fighetti, asinelli e nullafacenti. Lì dentro ci trovi pure il bambinello, ben mantenuto e raccomandato direttamente dal Padreterno.

Invece no: ho scelto la Bocchini di Milano, la più difficile, perché io voglio fare le cose seriamente, con tutti i timbri dello Stato.

Ma torniamo al mio complesso della valigia. Vorrei tanto superarlo, ma alla fine mi faccio un conto e dico: ma che male c‘è se la portasse lui? E qui ritorna il buono che è in me, torna a farsi sentire la croce della mia ingenua coscienza e mi prendono i rimorsi. Sì, perché dovete sapere che mio padre ha sempre tanti di quegli impegni che a volte manco ci pensa che deve metterci i soldi a pezzi di cento euro nella valigia. Insomma, mi lascio travolgere dal mio iperbolico sentimentalismo e da una mezza crisi di panico fulminante,  ma alla fine mi convinco a lasciar perdere perché mi sembra tanto brutto parlargliene.

D’altronde è vero: poverino, papino lavora sempre da mattina a sera, sgobba per la famiglia senza concedersi mai una tregua. Fa quasi pena: che vita venduta! Un vero esempio di uomo per me. E infatti mi è stato d'aiuto, un vero pugno di riferimento... da evitare. Sì, devo grazie, perché è solo guardando la sua vita di merda che mi sono convinto a iscrivermi all’università; mi sono detto e costretto: mica posso fare la sua stessa fine!

Io, pur di laurearmi, sarei disposto a portarla a piedi persino al Papa; anzi, visto che sono là, mi faccio pure la scalinata di San Pietro in ginocchio, trascinandola con la lingua. Oppure farei continuamente saliscendi, su e giù per lo stivale dell’ ateneo: dal Viminale al Quirinale, tutto il giorno a corri corri, come un accademico maratoneta, a trascinarmela dove tira il vento; andrei persino a Corso Sempione e al telegiornale, ad aprire i pacchi e la mia bella ventiquattrore. La porterei ovunque la mia valigia piena di sogni, col suo fardello pesante. Che poi mi accontento, sono pure umile e modesto: a me, lo confesso, basterebbe anche un semplice 110 e gode.

Sì, voglio laurearmi a tutti i costi. Non voglio diventare un uomo schiavo e mediocre come mio padre che fa il rettore. Che dite, glielo chiedo o continuo a cavarmela da solo?  A proposito: ma voi, per caso, conoscete un portantino fidato?

La valigia piena di sogni testo di Francesco Giardina
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